L’economia ed il mercato del lavoro della Basilicata - Ottavo rapporto
Analisi congiunturale - Aggiornamento al 30 novembre 2025
Abstract
I primi mesi del 2025 rivelano una economia ed una società regionali sostanzialmente stagnanti. Nel primo semestre del 2025 la crescita dovrebbe essersi contratta dello 0,1%, a fronte di un significativo calo della natalità di impresa. L’export del primo semestre, rispetto al corrispondente periodo del 2024, si è ridotto, risentendo delle difficoltà del comparto automotive e dei primi effetti dei dazi introdotti dagli Usa, he potrebbero aver colpito circa un quinto delle imprese industriali con almeno 20 addetti.
Viceversa, il comparto agricolo-agroalimentare ha registrato una crescita delle vendite sull’estero, ed anche le costruzioni sono cresciute, per effetto dell’espansione delle opere pubbliche legata al PNRR – espansione non determinata da bandi regionali, che sono marginali, ma da bandi varati dalle Amministrazioni Centrali.
Nel terziario, al continuo calo del commercio, indotto da consumi deboli e ristagnanti, fa da contraltare l’incremento dell’attività nel turismo, anche grazie al segmento turistico dei visitatori stranieri.
Il mercato del lavoro è, come il resto dell’economia, ristagnante. L’andamento degli occupati è pressoché stazionario, mentre la crescita della Cig, legata soprattutto allo stabilimento Stellantis di Melfi, ha evitato una ulteriore crescita della disoccupazione che, considerando anche i lavoratori scoraggiati, supera il 12% della popolazione attiva lucana. L’emigrazione netta, che insieme al saldo naturale negativo, ha fatto ulteriormente diminuire la popolazione residente mantenendosi su un trend ormai strutturale di calo, ed ha funzionato come “serbatoio di sfogo” delle tensioni occupazionali.
Sulla base di tale scenario stagnante, potere di acquisto reale e consumi delle famiglie si sono mantenuti sostanzialmente stabili, mentre la crescita dell’indebitamento bancario delle famiglie, indotta soprattutto dall’acquisto di immobili, è una spia da tenere in considerazione.
Attività economica complessiva
Nella prima parte del 2025 l'economia lucana ha continuato a ristagnare. Secondo l'indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER) della Banca d'Italia, nella media del primo semestre di quest'anno il prodotto ha registrato una variazione di poco negativa (-0,1 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024), in controtendenza rispetto alla moderata crescita osservata in Italia e nel Mezzogiorno.
Dopo il rimbalzo post pandemico del 2021, infatti, il Pil regionale tende a rimanere su una traiettoria sostanzialmente piatta sin dal 2022, con una stagnazione che perdura sino ad oggi.
In base ai dati Infocamere, nel primo semestre del 2025 il tasso di natalità netto delle imprese lucane (calcolato come differenza tra il tasso di natalità e quello di mortalità) è tornato marginalmente negativo, attestandosi al -0,1 per cento (era 0,4 nello stesso periodo del 2024; fig. 2.6). Il dato è inferiore nel confronto con il Mezzogiorno e con la media nazionale, dove l’indicatore è risultato analogo e pari allo 0,6. Il calo in regione è interamente imputabile alla più intensa diminuzione del tasso di natalità lordo e ha riguardato tutte le forme giuridiche, ad eccezione delle società di capitali. C’è quindi una situazione di debolezza nella capacità e possibilità di fare nuova impresa in Basilicata.
I settori produttivi
L'andamento dell'economia regionale ha risentito soprattutto di quello negativo dell'industria. Le rilevazioni campionarie relative ai primi nove mesi dell'anno indicano infatti una contrazione del fatturato e delle quantità vendute tra le imprese del settore. Le difficoltà dello stabilimento Stellantis di Melfi hanno continuato a incidere sull'intero comparto degli autoveicoli, che ha segnato ancora un forte calo della produzione e delle vendite in Italia e all'estero. Nei primi sei mesi di quest'anno il valore della produzione del comparto estrattivo - da cui dipende l'ammontare delle royalties erogate a favore degli enti locali lucani - sarebbe sceso rispetto al primo semestre del 2024. Le esportazioni sono rimaste stazionarie in termini nominali, su livelli molto contenuti nel confronto storico.
Più nel dettaglio, nella prima parte del 2025 l’attività del settore industriale lucano ha continuato a contrarsi, risentendo soprattutto delle difficoltà del comparto automobilistico. In base ai dati del Sondaggio congiunturale sulle imprese industriali e dei servizi (Sondtel) della Banca d’Italia, condotto tra settembre e ottobre su un campione di imprese con almeno 20 addetti e sede in regione, nei primi nove mesi dell’anno il saldo tra la quota di aziende industriali che hanno registrato un aumento del fatturato rispetto allo stesso periodo del 2024 e di quelle che hanno segnalato un calo è risultato ampiamente negativo, così come quello riferito alle quantità vendute. Secondo i dati del Sondtel, la domanda ha risentito anche delle tensioni commerciali connesse con l’introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti: queste avrebbero determinato una riduzione delle vendite complessive per quasi un quinto delle imprese. Uno stimolo alla domanda interna è giunto invece dal PNRR: nei primi nove mesi del 2025, una impresa su dieci ha beneficiato di un aumento degli ordini determinato dal Piano.
Nel primo semestre del 2025 è proseguito il forte calo dell’attività nel comparto degli autoveicoli, che aveva già caratterizzato il 2024. La produzione di auto è stata inferiore del 59,4 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La dinamica negativa, che ha riguardato tutto il Paese, si è associata anche a una riduzione significativa delle vendite del comparto all’estero.
La bilancia commerciale continua a registrare un saldo positivo, anche se il basso livello delle importazioni deriva soprattutto dallo scarso livello dei consumi interni alla regione. L’export extra petrolifero, infatti, anche se ha una piccola ripresa nel secondo trimestre del 2025, rimane sistematicamente più basso rispetto ai valori del 2021-2022, segnalando una perdita strutturale di competitività internazionale, aggravata, per il settore auto, dai dazi imposti dalla nuova Amministrazione USA che si vanno a sommare ad una crisi generale del mercato dell’automobile.
Più nello specifico, nel primo semestre 2025 l’export di autoveicoli, che costituisce il grosso dell’export regionale, cala del 7,8% rispetto al medesimo semestre dell’anno precedente. Tuttavia, l’indotto della Stellantis mostra segnali di reazione, con un incremento del 156,5% dell’export di parti ed accessori per le auto, nel tentativo evidente di sottrarsi alla monocommittenza dello stabilimento di Melfi.
Di converso, le vendite all’estero del complesso agricolo-agroindustriale crescono del 22,7% per la parte agricola e del 12,5% per l’industria di trasformazione, non accusando, almeno per il momento, un effetto-dazi.
La terza componente per importanza nell’export lucano, quella relativa alle macchine di impiego generale, cresce fra primo semestre 2024 e primi sei mesi del 2025 del 532,5%, collocandosi come interessante settore anche per il futuro. Risultati negativi, invece, devono registrarsi per il polo del mobile imbottito.
Naturalmente, sarà necessario aspettare la fine dell’anno 2025 per misurare possibili effetti negativi da dazi sull’export lucano, atteso che il mercato nordamericano pesa per il 10,5% del totale delle esportazioni lucane, ma in determinati settori, quali l’agroalimentare, tale percentuale è anche più alta.
Al contrario di un andamento non positivo del manifatturiero, nei primi nove mesi di quest'anno è proseguita la crescita del settore delle costruzioni. La dinamica è stata debole nel comparto residenziale e più intensa in quello delle opere pubbliche, che ha continuato a beneficiare degli interventi previsti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Secondo i dati dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) e del Portale Italia Domani realizzato dal Consiglio dei ministri per il monitoraggio del PNRR, in Basilicata a luglio 2025 le gare bandite per opere pubbliche finanziate dal Piano erano poco più di 600, per un valore totale di 910 milioni di euro. Del valore dei bandi destinati a opere pubbliche, il 59 per cento faceva capo alle Amministrazioni centrali, il 18 ai Comuni, il 7 alle Province, il 5 alla Regione – che ha quindi un ruolo marginale nella realizzazione del PNRR - e la restante parte ad altri enti pubblici.
Ad agosto del 2025 le gare aggiudicate riguardanti opere pubbliche rappresentavano, in termini di valore, l’89 per cento di quelle bandite (84 per cento circa per il Mezzogiorno e l’Italia), con una maggiore velocità rispetto al resto del Paese. Secondo elaborazioni della Banca d’Italia sui dati della Commissione nazionale paritetica per le Casse edili (CNCE EdilConnect), in regione tra novembre 2021 e luglio 2025 sono stati avviati o conclusi lavori corrispondenti al 56 per cento delle gare aggiudicate, un valore in linea con quello delle aree di confronto.
Il saldo tra la quota di aziende che si attende un aumento del valore nominale della produzione alla fine del 2025 e quella delle imprese che ne prevede un calo si è confermato positivo. Il valore dell’indicatore è risultato lievemente negativo per il comparto residenziale e di segno opposto per quello delle opere pubbliche. Nel primo semestre di quest’anno le compravendite di abitazioni, che erano calate lo scorso anno, hanno registrato una lieve ripresa (2,3 per cento sul periodo corrispondente).
L'attività nel terziario ha registrato una dinamica lievemente positiva, sostenuta dal buon andamento del settore turistico-ricettivo; il comparto commerciale ha continuato a risentire della debolezza dei consumi delle famiglie. Secondo i dati dell’Agenzia di Promozione Territoriale (APT) della Basilicata, tra gennaio e agosto del 2025 gli arrivi e le presenze presso le strutture ricettive sono cresciuti rispettivamente del 9,5 e del 6,8 per cento nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente. L’espansione ha riguardato sia i turisti italiani, i cui pernottamenti sono aumentati del 4,4 per cento, sia gli stranieri, per i quali si rileva un incremento del 19,8. La componente estera è salita al 17,8 per cento del totale delle presenze (era 15,9 nel corrispondente periodo del 2024), un valore significativamente inferiore alla media nazionale (circa il 50 per cento). La dinamica è risultata più intensa durante il periodo primaverile, ma è stata positiva anche nei mesi estivi, soprattutto tra i turisti italiani. Ad agosto, mese che concentra circa un quarto del totale annuale delle presenze, si è osservato un aumento del 4,5 per cento. Alla crescita delle presenze hanno contribuito principalmente le aree del Metapontino e la città di Matera, che confermano il loro ruolo centrale nello sviluppo turistico lucano: alle due aree sono infatti attribuibili complessivamente quasi i tre quarti del totale regionale delle presenze. In posizione più defilata si prospetta l’attrattività turistica dell’area del Pollino.
C’è quindi un problema di concentrazione stagionale e territoriale del comparto turistico lucano, che lascia ampie aree sottovalorizzate.
Il mercato del lavoro
Nel primo semestre di quest'anno l'occupazione lucana è rimasta pressoché stazionaria rispetto allo stesso periodo del 2024. Il numero di occupati ha continuato a crescere tra i dipendenti, e in particolare per le forme contrattuali stabili, mentre è diminuito l'impiego autonomo. Le ore autorizzate per le integrazioni salariali in costanza di lavoro sono tornate ad aumentare, soprattutto nel comparto dei mezzi di trasporto.
Nei primi sei mesi del 2025, secondo i dati della Rilevazione sulle forze di lavoro (RFL) dell’Istat, il numero di occupati è rimasto sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo del 2024 (0,2 per cento), a fronte di una crescita del 2,2 per cento nel Mezzogiorno e dell’1,4 in Italia. All’aumento dell’occupazione per le donne (2,6 per cento) si è contrapposta la diminuzione tra gli uomini (-1,2).
Il tasso di occupazione è cresciuto di 0,6 punti percentuali, al 56,0 per cento, per effetto anche del calo della popolazione in età da lavoro. Il dato è inferiore di 6,6 punti percentuali rispetto alla media nazionale, e superiore di 6,0 punti nel confronto con il Mezzogiorno. L’indicatore si è confermato più alto per gli uomini (66,8) rispetto alle donne (44,8).
L’occupazione è stata sostenuta esclusivamente dal lavoro alle dipendenze (2,2 per cento), mentre si è contratta per i lavoratori autonomi (-5,7). In base ai dati dell’Osservatorio sul precariato dell’INPS, riferiti ai lavoratori dipendenti del settore privato, nel primo semestre dell’anno in corso il saldo tra assunzioni e cessazioni (attivazioni nette) è risultato prossimo ai valori del periodo corrispondente del 2024, in presenza di un calo sia delle assunzioni sia delle cessazioni. La dinamica è stata eterogenea tra le diverse forme contrattuali: le assunzioni nette riguardanti i rapporti a tempo indeterminato e quelli a termine sono aumentate rispetto ai primi sei mesi del 2024, mentre si sono ridotte quelle relative alle altre tipologie contrattuali di tipo maggiormente precario (apprendistato, somministrazione, lavoro intermittente).
I disoccupati sono diminuiti del 14%. Congiuntamente con la dinamica debole di creazione di nuova occupazione (+0,2% su base tendenziale), ciò ha condotto ad una riduzione delle forze di lavoro dello 0,8%, con una lieve riduzione del tasso di attività (59,9%).
Le non forze di lavoro, che spesso includono situazioni di disoccupazione nascosta, cioè di persone che vorrebbero lavorare ma non cercano attivamente occupazione perché scoraggiate, diminuiscono rispetto ai primi sei mesi del 2024, ma soltanto per un effetto demografico, cioè per una diminuzione della popolazione regionale dovuta ad emigrazione netta.
In effetti, ai 12.000 disoccupati ufficiali vanno aggiunti 29.000 scoraggiati, che sono in età attiva e non cercano lavoro pur essendo disponibili a lavorare. Talché, al primo semestre 2025, il tasso di disoccupazione reale differisce da quello ufficiale per 6,3 punti.
Tra gennaio e agosto del 2025 le richieste relative alla nuova assicurazione sociale per l’impiego (NASpI), presentate da lavoratori dipendenti a seguito della chiusura involontaria dei rapporti di lavoro, sono diminuite del 5,6 per cento rispetto al periodo corrispondente del 2024 (-0,6 in Italia), anche per effetto del calo del numero di cessazioni.
Nei primi mesi di quest’anno le istanze di accesso agli ammortizzatori sociali sono tornate ad aumentare, evitando ulteriori aumenti della disoccupazione. Le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni e fondi di solidarietà sono più che triplicate rispetto al primo semestre del 2024. Le richieste sono risultate elevate nel settore industriale, in particolare in quello dei mezzi di trasporto, risentendo anche delle crescenti difficoltà dello stabilimento Stellantis di Melfi.
Consumi e redditi delle famiglie
Il potere d'acquisto delle famiglie ha risentito della debolezza del mercato del lavoro e dell'inflazione, rimanendo sostanzialmente stabile rispetto al primo semestre del 2024. Similarmente, i consumi si sono mantenuti sugli stessi livelli dello scorso anno, anche per effetto di un clima di fiducia stagnante. Nel dettaglio, nel primo semestre del 2025 il reddito dei nuclei lucani è cresciuto, beneficiando dell’incremento delle retribuzioni (cfr. Bollettino economico Banca d’Italia, 4, 2025), nonostante l’andamento molto debole dell’occupazione.
L’indicatore del reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici elaborato dalla Banca d’Italia (ITER-red) riferito alle famiglie residenti è aumentato del 2,1 per cento a valori correnti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (3,0 nella media nazionale), anche se nel secondo trimestre del 2025 evidenzia un netto rallentamento rispetto ai primi tre mesi dell’anno, accusando una diminuzione.
Il potere d’acquisto, cioè il reddito espresso in termini reali, si è invece mantenuto sugli stessi livelli osservati nel primo semestre del 2024: l’indicatore ITER-red a prezzi costanti ha mostrato infatti una sostanziale stabilità (0,1 per cento; 1,0 in Italia).
Nella prima metà del 2025 l'espansione dell'indebitamento dei nuclei familiari lucani si è rafforzata, riflettendo soprattutto l'accelerazione dei mutui per l'acquisto di abitazioni; la crescita del credito al consumo si è confermata robusta. Il tasso di crescita dei prestiti alle famiglie si è collocato al 2,3 per cento su base annua a giugno, dall’1,7 del dicembre precedente.
Nell’ambito dei consumi delle famiglie, l’indicatore relativo alla immatricolazione di nuovi autoveicoli, che approssima il dato sugli acquisti di beni durevoli, è negativo nei primi nove mesi del 2025, evidenziando una riduzione del 18%. Più in generale, nonostante la relativa stabilità del potere di acquisto reale, i consumi si sono rivelati deboli, esprimendo una fase di incertezza e di timore per il futuro. Secondo l’indicatore ITER-con della Banca d’Italia, la spesa a valori costanti delle famiglie lucane sarebbe rimasta sugli stessi livelli del primo semestre dello scorso anno (a fronte di un aumento dello 0,7 per cento in Italia.